ispirato a “Hérodiade” di Stéphane Mallarmé

Riallestimeno nell’ambito del Progetto “RIC.CI – Reconstruction Italian Contemporary Choreography Anni ‘80/’90”
ideazione e direzione artistica Marinella Guatterini
organizzazione e comunicazione Silvia Coggiola e Matteo Rinaldini foto Alberto Calcinai
(Ottava Ricostruzione)

coreografia Julie Ann Anzilotti
musiche Paul Hindemith, Wilhelm Killmayer, Walter Fähndrich scene Alighiero e Boetti
assistente alla scenografia Tiziana Draghi
costumi Loretta Mugnai
scrittura vocale e voce Gabriella Bartolomei
consulenza musicale Michele Porzio
collaborazione artistica Carla Chiti

produzione 1993 Teatro Ponchielli di Cremona
nell’ambito di “Progetto Neoclassico” di Marinella Guatterini interpreti Manuela Taiana, Paola Del Cucina, Roberta Gelpi, Sabrina Vitangeli, Carlos Martin, Julie Ann Anzilotti

produzione riallestimento 2017 Compagnia XE
in collaborazione con Amat – Associazione Marchigiana Attività Teatrali, Fondazione Fabbrica Europa per le arti contemporanee, Fondazione Ravenna Manifestazioni, Fondazione Teatro Comunale di Ferrara, Teatro Pubblico Pugliese, Torinodanza  – Teatro Stabile di Torino Teatro Nazionale, Fondazione Toscana Spettacolo onlus Riallestimeno nell’ambito del Progetto “RIC.CI – Reconstruction Italian Contemporary Choreography Anni ‘80/’90” di Marinella Guatterini
interpreti Paola Bedoni, Giulia Ciani, Sara Paternesi, Liber Dorizzi, Sara Ladu, Laura Massetti

Prima assoluta
Durata 1 h

La coreografia italiana degli anni Ottanta e Novanta ha dato molti impulsi alla scena contemporanea distinguendosi per la ricerca e l’intreccio dei linguaggi, e per la capacità di esplorare tematiche inedite come di aprire a un nuovo respiro i temi classici. Nasce da questa consapevolezza, qualche anno fa, il desiderio di creare – con il Progetto “RIC.CI. Reconstruction Italian Contemporary Choreography Anni 80/90”, a cura di Marinella Guatterini – una memoria viva di quella fondante tradizione coreutica del nuovo, attraverso il riallestimento di opere cardine con il coinvolgimento di giovani interpreti e compagnie.

Vi si inserisce a pieno titolo lo spettacolo Erodiade. Fame di vento, un lavoro creato da Julie-Ann Anzillotti nel 1993 (su commissione della stessa Guatterini con Michele Porzio nel corso di un ciclo dedicato alla rilettura del repertorio neoclassico europeo) con uno slancio che univa in un unico gesto danza, parola, musica e segno visivo.

Ispirato al poema incompiuto Hérodiade del simbolista francese Stéphane Mallarmé, di cui restano frammenti e appunti, lo spettacolo è basato sulla figura di una Salomè che però viene nominata come la madre, Erodiade, in una sintesi oscura, dettata forse dall’esigenza di differenziarla dagli stereotipi che l’hanno vincolata. Vista nella sua immensa inquietudine e amarezza piuttosto che nel mito della bellezza, questa Salomé-Erodiade – cui la coreografa attinge dopo la versione di Martha Graham nel 1944 – è còlta nella sua disperata ricerca di assoluto, nel suo desiderio di vento.

La fermezza nel volere e ottenere tutto – anche il sacrificio del Battista – non ne risolve la solitudine, condizione che Anzillotti amplifica ponendo la figura al centro di un intrigo di personaggi: lo Spirito del Male, lo Spirito del Bene, la Nutrice oltre allo stesso Giovanni Battista intervengono intorno allo svelarsi dell’Angelo Custode, figura chiave del poema, che irrompe come entità interiore luminescente, la cui irradiazione indica la strada della catarsi, squarcio di beatitudine dopo l’orrore. Nel corso di una narrazione coreografica che si dispiega sulle musiche di Paul Hindemith, Wilhelm Killmayer e Walter Fӓhndrich, il componimento racconta di una donna xxxxx che, contemplando la testa tagliata di San Giovanni, viene toccata dalla grazia, come battezzata dal sangue del martire.

In scena, al connubio tra una danza espressionista e una recitazione affidata ai suoni ricercati della voce fuori campo di Gabriella Bartolomei, si unisce il segno dell’importante scenografia che l’artista concettuale Alighiero e Boetti – esponente di punta del Novecento italiano – creò appositamente, testimonianza di un’epoca di collaborazioni molto attive, a teatro, tra creatori d’arte di varie discipline. Il fondale-sipario e i segni geometrici – scenografia d’arte che dona all’intero spettacolo particolare autorevolezza e unicità – allestiscono uno spazio suggestivo e metafisico, sorta di tempio della metamorfosi, dove le forme di un’astratta perfezione sono destinate a frantumarsi.

“Nell’ambito del mio repertorio coreografico – afferma Anzillotti – Erodiade. Fame di vento è stato uno spettacolo particolarmente importante: ha segnato l’inizio di un rapporto con i temi sacri che si è sviluppato negli anni focalizzandosi prima su figure femminili storiche come Giovanna d’Arco e Giuditta poi sui travagli interiori di persone qualsiasi che avvertono il peso e la vacuità del mondo terreno e si dispongono alla ricerca di qualcosa di superiore. La ricostruzione dello spettacolo sarà il più possibile fedele all’originale, grazie anche alla collaborazione delle danzatrici storiche della Compagnia XE, che mi aiuteranno a trasmettere il lavoro ai nuovi interpreti, e di quasi tutti i professionisti che presero parte alla sua creazione. L’auspicio è quello di una rinascita, ancora una volta, dalla valenza spirituale e interiore”.

 

“La scelta di inserire lo spettacolo Erodiade – Fame di Vento nell’ambito del Progetto RIC.CI. Reconstruction Italian Contemporary Choreography Anni 80/90, dedicato alla memoria della danza contemporanea italiana e alla nostra “tradizione coreutica del nuovo”, nasce da almeno due considerazioni importanti. La prima è la forza espressiva della fonte ispiratrice, la seconda impatta con le componenti concrete che hanno reso possibile l’allestimento. Lo spettacolo si ispira al poema incompiuto Hérodiade di Stéphane Mallarmé di cui restano tre frammenti e una serie di appunti. La figura centrale è Erodiade (o Salomè ma Mallarmé preferisce chiamarla con il nome della madre per differenziarla dalla Salomè moderna con i suoi stereotipi: i sette veli ecc.) vista nella sua immensa solitudine e amarezza; il mito della bellezza non è più il centro intorno a cui ruotano gli avvenimenti. Erodiade vuole ed ottiene tutto nella sua ricerca di calore, anche la testa del Battista, che d’altra parte con il suo martirio, le aprirà la strada alla catarsi.
Ma l’inquietudine continua a divorarla: Erodiade è sempre più sola, sempre più disperata nella sua ricerca di assoluto, di qualcosa che va oltre. Ed è proprio in questo stato interiore proiettato verso l’estremo, e con l’aiuto di “spiriti benigni”, che qualcosa si rompe dentro di lei, che le permette di avere fiducia. Può finalmente vedere una figura che pure era sempre stata presente ma non aveva potuto vedere: il suo Angelo.
Entità luminescente la cui luce indica intrichi di percorsi possibili e la cui presenza esorta alla loro ricerca: essere che testimonia il mistero. Il fatto che lo spettacolo termini, dunque, con uno squarcio di beatitudine, dopo l’orrore, avverte, a nostro avviso, su come la tensione ideale della generazione di creatori di coreografia italiana anni’80/’90 non si fosse sopita, e fosse in grado di sostenere un dialogo culturale al di là delle tematiche proposte dalla danza o anche a partire dalle stesse, ma con un respiro molto più universale.
La scenografia, concepita dal famoso artista visivo contemporaneo Alighiero e Boetti (poi scomparso prematuramente nel 1994) è un altro segno distintivo di quell’epoca ancora segnata da collaborazioni molto attive, a teatro, tra creatori d’arte di varie discipline, in specie pittori o artisti visivi in generale. Tra l’altro Alighiero e Boetti non aveva mai collaborato, prima dell’incontro con la coreografa Julie Ann Anzilotti, ad una creazione teatrale. Lo fece poco tempo prima di morire e con fervore tale da incoraggiare la stessa coreografa, da fugare i suoi dubbi. Il fondale rosso con siparietto di Alighiero e Boetti e i vari componenti della scena creano uno spazio suggestivo come luogo della metamorfosi, un recinto “sacrale” di geometrica lucidità e di suggestive invenzioni visive. Questa scenografia d’arte porta con sé un segno di grande bellezza e dona all’intero spettacolo quel tono autorevole tipico di molte produzioni dell’epoca. La narrazione coreografica ha il proprio doppio nella musicalità originaria della parola affidata alla voce fuori campo di Gabriella Bartolomei e naturalmente al trasporto dell’incantevole musica soprattutto di Paul Hindemith.”
Marinella Guatterini

Scene

Preludio: Lo Spirito Maligno è padrone della casa di Erodiade. La nutrice avverte tristi presagi.
Prima apparizione dello Spirito del Bene.

Scena: Dialogo fra Erodiade e la Nutrice: vengono evocate le personalità di Erodiade, la sua solitudine e grande amarezza.

Scena intermedia: Erodiade, istigata dallo Spirito Maligno, chiede la testa del Battista.
La Nutrice invoca lo Spirito del Bene.

Cantico di San Giovanni: Inno intonato dal Battista prima della decollazione. Lo Spirito del Bene lo accompagna nell’ascensione al cielo.

Monologo: Crisi di Erodiade, la sua lotta interiore fra il Bene e il Male che si risolve in una catarsi.

Finale: Erodiade incontra l’Angelo Custode che la introduce nel mondo paradisiaco degli Angeli.

La divisione dello spettacolo Erodiade – Fame di vento in sei scene rispecchia una delle più attendibili ricostruzioni del poema tragico Hérodiade che il simbolista francese Stéphane Mallarmé lasciò incompiuto dopo una difficile e lunga gestazione.
Ho voluto seguire fedelmente la scansione del poema non rinunciando però a portare il dramma fino a quel punto di liberazione e catarsi che forse anche lo stesso Mallarmé aveva intravisto nel suo finale sospeso quando scrive “…Urtando l’aldilà con il balzo del pensiero”.
La vicenda narra del percorso interiore della protagonista Erodiade, “affamata di vento”, come mi suggerì lo stesso Alighiero e Boetti durante i nostri incontri per la magnifica ideazione scenica dal forte segno geometrico e dalla suggestione orientale che concepì per lo spettacolo. Erodiade è dominata dal Male; la sua antagonista, la Nutrice, prevede grandi sciagure per la fanciulla che ha osato desiderare la testa di un santo. Ma dalla lotta tra Bene e Male che la dilania l’eroina uscirà vittoriosa, complice lo stesso Battista, lo Spirito del Bene che guida la sua ascesa al cielo e l’incontro con l’ Angelo.
Nell’ambito del mio repertorio coreografico Erodiade – Fame di vento è stato uno spettacolo particolarmente importante: ha segnato l’inizio di un rapporto con i temi sacri che si è sviluppato negli anni focalizzandosi prima su figure femminili storiche come Giovanna d’Arco e Giuditta poi sui travagli interiori di persone qualsiasi che avvertono il peso e la vacuità del mondo terreno. E si dispongono alla ricerca di qualcosa di superiore.
La ricostruzione dello spettacolo Erodiade – Fame di vento, nato nel 1993, sarà il più possibile fedele all’originale, grazie anche alla collaborazione delle danzatrici storiche della Compagnia che mi aiuteranno a trasmettere il lavoro ai nuovi interpreti e alla partecipazione di quasi tutti i professionisti che presero parte alla sua creazione. L’augurio è quello di una rinascita ancora una volta dalla valenza spirituale e interiore.
Julie Ann Anzilotti